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Luca Serafini discute il ritorno di Tare come direttore sportivo del Milan
Il ruolo cruciale del direttore sportivo nel Milan e l’importanza delle cessioni per il futuro del club di calcio milanese.
Dopo aver trascorso due stagioni senza una figura chiave come il direttore sportivo, il Milan ha deciso di reintegrare questa posizione strategica all’interno della propria struttura societaria. In un ambiente calcistico così esigente, il ruolo del direttore sportivo non si limita al mero acquisto di giocatori, ma abbraccia una serie di responsabilità che vanno dalla selezione dell’allenatore alla definizione delle strategie di costruzione della rosa. Queste scelte sono cruciali per mantenere l’equilibrio tra la dirigenza e lo staff tecnico, garantendo un ponte di comunicazione efficace tra le diverse anime del club.
La scelta di Tare e le responsabilità del direttore sportivo
Il Milan ha recentemente ufficializzato l’arrivo di Igli Tare nella posizione di direttore sportivo, una decisione che sottolinea l’importanza di avere una guida esperta all’interno del club. Secondo le parole del giornalista Luca Serafini, “dopo aver rinunciato per 2 stagioni a un direttore sportivo acclarato e operativo, il Milan ha deciso di tornare a fruire di una figura così importante nell’assetto societario di un club di calcio”. Questo ruolo non si limita alle trattative di mercato; il direttore sportivo definisce la strategia con l’allenatore e funge da collegamento tra la dirigenza e lo staff tecnico, vivendo quotidianamente tanto l’ufficio quanto lo spogliatoio. Questa posizione è fondamentale per garantire una visione integrata e coerente del progetto sportivo.
L’arte delle cessioni e la filosofia del “profilo basso”
Un aspetto cruciale del lavoro del direttore sportivo è la gestione delle cessioni. Come sottolineato da Serafini, “deve essere più bravo nelle cessioni che negli acquisti”. Questo perché i successi e i fallimenti di un giocatore possono dipendere da una varietà di fattori come l’ambientamento e l’integrità. Tuttavia, l’errore più grande è nella vendita sbagliata. La filosofia del Milan per il futuro è chiara: “profilo basso” e attenzione meticolosa alle uscite. Solo i giocatori che credono realmente nel progetto e hanno l’ambizione di giocare dovrebbero far parte della squadra. Questa strategia non solo ottimizza le risorse economiche, ma assicura anche che la motivazione e l’impegno rimangano alti all’interno del gruppo, creando un ambiente propizio per il successo sportivo.

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