Le voci su Rangnick lo hanno lasciato indifferente. Pioli è andato avanti per la sua strada, superando ostacoli e diffidenza. Ora guida il Milan capolista.

Ricordate l’esonero di Giampaolo? Le voci su Spalletti e l’improvvisa virata su Stefano Pioli, quel piano B che i tifosi rossoneri proprio non riuscivano a digerire. #PioliOut scrivevano in tanti sui social, presi dal momento e dalla rabbia per un’altra stagione cominciata nel peggiore dei modi. Accettando la sfida, l’allenatore emiliano ha incassato colpi durissimi e mandato giù tanti bocconi amari. Senza perdere la fiducia. E alla fine ha vinto lui.

È vero, siamo solo alla quarta giornata di campionato, ma non è questo il punto. Il Milan, guidato dal suo coach, è cresciuto col passare dei mesi e delle partite, ha acquisito nuove certezze e una solidità che mancava da anni. Ibrahimovic ha dato un contributo fondamentale alla causa, ma l’apporto di Pioli è stato altrettanto decisivo.

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Ha studiato la rosa e il materiale umano e tecnico a disposizione. Ha cambiato posizioni sulla scacchiera, spostato le pedine. Ha commesso degli errori, ma ci sta: per rialzarsi bisogna prima cadere. La risalita è stata lenta ma progressiva e inarrestabile. Pioli ha battuto Juve, Lazio e Roma, ha retto l’urto (dopo il lockdown) contro l’Atalanta di Gasperini, ha respinto il Napoli al San Paolo. E ieri si è preso la rivincita sull’Inter. Sui tifosi no. Perché non li ha mai biasimati. In fondo, avevano ragione a essere dubbiosi. Ora non lo sono più. Chapeau, mister!

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ultimo aggiornamento: 18-10-2020


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