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Santiago Gimenez racconta le sfide al Milan e la trombosi che ha cambiato la sua vita
Santiago Gimenez si racconta: le pressioni di vestire la maglia del Milan e l’importanza della fede nella sua carriera.
Santiago Gimenez, il nuovo attaccante del Milan, è stato al centro dell’attenzione per la sua recente intervista a GQ Mexico. Il giocatore ha condiviso riflessioni personali sul suo arrivo a Milano e le sfide che lo attendono. Con il Milan reduce da un secondo posto in campionato, le aspettative sono elevate, e Gimenez ha espresso il suo impegno verso questi obiettivi ambiziosi. La sua esperienza di vita, segnata da eventi significativi, lo ha preparato a questa nuova avventura calcistica in uno dei club più prestigiosi al mondo.
Le pressioni di un club vincente: il Milan e l’eredità della vittoria
Gimenez ha sottolineato come indossare la maglia del Milan comporti una pressione immensa, data la storia vincente della squadra. “Il Milan è un club che ha vinto sette Champions e non so quante altre coppe, tantissime. È uno dei club più importanti della storia e i tifosi sono abituati a vincere,” ha dichiarato. Il Milan non si accontenta del secondo posto, e i giocatori devono aspirare sempre alla vittoria. Questa mentalità vincente è contagiosa e crea un ambiente in cui si è spinti a dare il massimo. Gimenez è consapevole delle aspettative e ha espresso il suo desiderio di contribuire a riportare il club ai vertici, con l’obiettivo di vincere lo scudetto nella prossima stagione.
Un evento che ha cambiato la vita: la trombosi e la fede come forza trainante
A soli 17 anni, Gimenez ha affrontato una grave trombosi, un’esperienza che ha segnato profondamente la sua vita e carriera. “Nel Milan mi hanno spiegato ogni singola regola. Vogliono che siamo professionisti dentro e fuori dal campo,” ha spiegato. Questo evento lo ha avvicinato alla fede, trovando in Dio un sostegno fondamentale. “Da quel momento ho deciso di camminare con Dio. È la chiave della mia vita,” ha affermato. La sua forza interiore e la convinzione personale lo spingono a dare il massimo, non solo come calciatore ma anche come individuo. Il miracolo di poter tornare in campo lo ha motivato a sfruttare al meglio le sue potenzialità, facendo della sua fede una guida costante.

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