Intervista all’estremo difensore rossonero, Asmir Begovic: “Negli ultimi dodici giorni sono rimasto confinato nel mio appartamento”.

Il portiere del Milan, Asmir Begovic, ha rilasciato una intervista al “Times”. Ecco le sue dichiarazioni in merito all’emergenza Coronavirus: “Milano è una città orgogliosa. Dal giorno in cui sono arrivato, ho potuto vedere quanto è unita la comunità. Le persone vogliono tornare al lavoro ed essere orgogliose. Anche noi, come giocatori del Milan, ne facciamo parte. Si tratta di rimettere in piedi l’intero Paese, passo dopo passo. Se possiamo giocare una parte in questo, ovviamente va benissimo, ma sappiamo che prima vengono la salute e la sicurezza”.

“Ci hanno detto di tornare qui il 20 parile per fare i 14 giorni di quarantena – ha affermato l’estremo difensore bosniaco – la città è morta, è tutto chiuso e tutto quello che puoi fare è andare al supermercato. Non ho avuto contatti con nessuno. Sono rimasto confinato nel mio appartamento negli ultimi 12 giorni. Ora alcune cose cambieranno, alcune regole di blocco sono state state un po’ alleggerite”.

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Si parla anche della possibile ripresa del campionato: “Ci fidiamo dei dirigenti del club e del governo. Faremo il nostro lavoro come e quando ci diranno – ha aggiunto Begovic – ci piacerebbe provare a finire la stagione se è possibile farlo in un ambiente sano e sicuro. È solo un gioco d’attesa. Milan-Genoa a porte chiuse? Per noi è stato uno svantaggio perché di solito abbiamo alle spalle 70.000 persone. Noi beneficiamo molto dal supporto dei nostri tifosi. Ci eravamo allenati nello stadio senza tifosi giocando una partitella tra di noi, ma non è mai come una partita vera. Era complicato e ci sarebbe voluto un po ‘di tempo per abituarsi”.

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ultimo aggiornamento: 04-05-2020


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