Zlatan Ibrahimovic ha di recente superato quota 501 gol. Ecco quanto dichiarato sull’attaccante svedese dall’ex team manager dell’Ajax David Endt.

David Endt, storico Team Manager dell’Ajax dal 1997 al 2013, è stato raggiunto da TuttoMercatoWeb.com per commentare il traguardo di Zlatan Ibrahimovic.

Zlatan Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic

A tal proposito ha dichiarato: “La prima volta che ho sentito parlare di un certo Zlatan Ibrahimovic era il marzo 2001 e mi trovavo nella riunione settimanale dello staff tecnico dell’Ajax. Seduti al tavolo con me c’erano il nostro direttore tecnico, gli allenatori e i responsabili dello scouting del club. Ibra c’era stato segnalato espressamente dal nostro osservatore per la Scandinavia, il danese John Steen Olsen. ‘È un attaccante da Ajax’, diceva. ‘Ha i mezzi tecnici e il coraggio giusto. Però ha un carattere un po’ particolare'”.

Per poi aggiungere: “Così decidemmo di seguirlo da vicino… Una volta finito il campionato in Svezia, ci fu l’occasione di vederlo all’opera nel ritiro/stage della Nazionale svedese A e B a La Manga, in Spagna. Partirono il nostro allenatore e poi anche il direttore tecnico, Leo Beenhakker. Il risultato? Ibra mise tutti d’accordo e decidemmo così di presentare un’offerta, se vogliamo anche un po’ esagerata per un ragazzo di appena 20 anni, di quasi 9 milioni di euro”.

Ha quindi proseguito: “Quando arrivò all’Ajax era già famoso nella sua Svezia, era un esempio per i ragazzi anche in virtù della sua personalità un po’ speciale. Noi come club eravamo stati informati del suo carattere difficile e ci preparammo quindi nel migliore dei modi per gestirlo. Ricordo che Ibra voleva sempre strafare, mostrare le sue qualità tecniche. Non capiva le critiche, non accettava specialmente il rimprovero di dover giocare di più per la squadra. A volte in campo era scontroso, anche nervoso con falli evitabili, cartellini gialli e cartellini rossi… Non voleva comprendere che il calcio professionistico era qualcosa di nettamente diverso. Diciamo che aveva la testa dura”.

Io avevo parecchi problemi con lui, vi dico la verità. Dovevo indicargli sempre cosa fare e cosa no a livello di atteggiamento e comportamento, quelle piccole regole che mandano avanti con ordine e disciplina uno spogliatoio. Lui non accettava, non perché non volesse capire, ma piuttosto perché non sopportava il mio ruolo di maestrino. Dopo quasi due anni ho finalmente imparato a ‘gestirlo’. Come? Dandogli delle responsabilità, considerandolo non più come una giovane promessa ma come un uomo responsabile. Fu davvero una bella lezione per me. Da quel momento, tra me e Ibrahimovic, c’è stato infatti un rispetto reciproco che ancora oggi, dopo tanti anni, mantiene vivo un buonissimo rapporto”.

Per poi concludere: “Ibra coi suoi gol sta dimostrando di essere uno dei più grandi di sempre, secondo me merita un Pallone d’Oro per la sua opera totale nel calcio. Fin dal primo giorno in cui l’ho visto allenarsi con l’Ajax, lui aveva una missione: diventare il più bravo di tutti. Faceva le sue bizze, ma lavorava sempre sia in campo che in palestra per diventare ogni giorno migliore. Sono contento per lui e mi piace molto il fatto che non si senta mai sazio di reti, di vittorie e di titoli, neanche a 40 anni. I giovani del Milan lo seguono con fiducia e oggi Zlatan è più che mai un esempio. Che dirgli di più, se non congratulazioni! Anche il mondo Ajax fa il tifo per lui”.

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ultimo aggiornamento: 08-02-2021


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