Fresco fresco di rinnovo per un altro anno, Zlatan Ibrahimovic ha concesso un’intervista a Milan Tv. “Mi sento molto felice – ha esordito lo svedese -, resto un altro ed è quello che conta. Ho sempre detto che essere al Milan è come essere a casa. Sono molto felice, il club, quelli che lavorano qui, i miei compagni, il mister, i tifosi, che mi mancano tanto, mi fanno sentire bene. Questa è come casa mia, se posso restare tutta la vita resto. La reazione dei tifosi? Penso che sia positiva, tutti saranno contenti. Anche se qualcuno aveva dubbi prima che tornassi per la mia età ho dimostrato che l’età non importa, è tutto nella testa. Se sei disponibile a fare certe cose ce la fai, la mia mentalità è che bisogna sempre migliorare e fare il massimo possibile. Poi la qualità in campo o ce l’hai o non ce l’hai, secondo me quello non va via. Devi stare bene fisicamente ed essere in condizione di riuscire a fare le tue cose. Poi adatto il mio gioco per la squadra, cerco di aiutare il più possibile”.

Zalatan Ibrahimovic
Zalatan Ibrahimovic

Lo scorso anno tutti gli tributarono una calorosa accoglienza: “Per questo mi sento benvenuto al Milan, grazie ai tifosi. Dal primo giorno ho avuto un feeling top, sto provando a dare sempre il massimo per loro perché senza di loro non è facile giocare. Con ottantamila persone che ti chiamano e ti vogliono in campo è un’altra cosa, con me sono sempre stati rispettosi. Quando gioco provo sempre a dare il massimo per tutti. Questo è il mio secondo giro di Milan, non mi hanno dimenticato, cerco di dare il più possibile in cambio”

Ibrahimovic è al centro dell’attuale progetto, fondato sulla linea verde: “Provo ad aiutare tutti, è una motivazione, mi dà adrenalina vedere questi giovani e la loro crescita, dal primo giorno che sono arrivato ad oggi ho visto la crescita di ognuno di loro. Tutti disponibili di fare il massimo, poi secondo me hanno capito il sacrificio che bisogna fare per essere dove siamo oggi”.

La scelta della dirigenza di puntare in larga parte sui giovani piace a Ibrahimovic? “Sì, perché così mi sento giovane (ride, ndr). Ogni giorno che vedo i miei compagni mi fanno sentire giovani, poi c’è tanta sfida e concorrenza. Quando corrono devo correre come loro, non posso essere da meno. Mi sfidano, mi fanno uscire il massimo. Poi ogni tanto esagero, magari devo essere più tranquillo, ma questa è la mia mentalità. Questo nuovo progetto del Milan mi piace perché è una sfida differente. Ero abituato a giocare con grandi campioni che hanno vinto tutto. Questa è un’altra situazione, hai altre responsabilità. Quando giochi con grandi campioni, tutto si risolve in campo. Qua è differente, devi prenderti la responsabilità di far vedere qual è la strada per il successo. Se hai già fatto questa strada hai esperienza e voglio trasmetterla a tutti quanti in questa squadra. È un grande sfida, però quando lo fai bene hai molta più soddisfazione rispetto a quando giochi con i grandi campioni, significa che hai fatto qualcosa in più del normale”.

Tra i tanti gol ‘fuori dal normale’ di Zlatan, quello realizzato al Lecce è rimasto scolpito nella memoria dei tifosi: “Era dieci anni fa, quando correvo di più e potevo attaccare gli spazi (ride, ndr). Era arrivato il pallone, ho visto che il portiere era fuori e ho detto: “Proviamo. Se entra entra, altrimenti non c’è problema”. Ed è entrato. Quando fai questi gol, e non succede tutti i giorni, ti dà un feeling particolare. Quando non entra sembri uno che non c’entra niente col calcio, ma quando entra sei un genio. E in quel momento ero un genio (ride, ndr)”.

L’ascendente sui compagni sembra essere acclarato pure da un aspetto: anche chi prima non si sottoponeva la crioterapia ora la fa: “Non posso giudicare com’era prima che arrivassi – ha sottolineato Ibrahimovic -, quando sei un leader e sei un esempio se ti rispettano ti seguono, ma non c’è bisogno di parlare tanto. Hanno questo rispetto e si dicono “Se lui lo fa e ha vinto così tanto allora è la strada giusta”. Non bastano le parole, devi fare i fatti. Ho avuto la fortuna da giovane di giocare con campioni, li guardavo e li seguivo. Ora invece ho un ruolo differente, gli altri seguono me e sto provando di fare di tutto per aiutare. Poi ognuno, giustamente, ha la propria personalità e il proprio carattere”.

Se prova a chiudere gli occhi e immagina fin dove possano spingersi insieme lui e il Milan vede “grandi cose. Quando sono arrivato a metà campionato, e se guardi fino ad un anno dopo siamo stati sempre primi. Se questo fosse iniziato prima oggi ci sarebbe stato un altro trofeo in bacheca. Però adesso bisogna continuare, normalmente se fai bene per un anno ottieni qualcosa, invece adesso abbiamo fatto bene per un anno e ancora non è finito. Manca poco, dobbiamo continuare così e credere, perché se credi niente è impossibile. Abbiamo dimostrato, quando tanti parlavano e giudicavano “Questo Milan bla bla bla” noi in campo abbiamo dato tutte le risposte. Abbiamo lavorato con sacrificio e dimostrato che possiamo farlo. Poi quando vinci qualcosa hai fame, ne vuoi sempre di più. Quello è il segreto, ma prima devi vincere”.

Ibrahimovic si è poi espresso sulle chance del Milan di qualificarsi in Champions: “Bisogna credere in quello che facciamo, se continuiamo a crederci allora ce la facciamo. Non è ancora finito nulla, niente è impossibile, ognuno ha i suoi obiettivi. Il mio obiettivo è vincere, se non vinco c’è delusione. Ma questa è la mia mentalità, ognuno ha la sua. Bisogna crederci, questo è il segreto”. In questo viaggio tra presente e passato c’è pure la presentazione nel 2010 a San Siro: “Una bella giornata, ero molto carico, volevo già giocare. Sono arrivato dal Barcellona da un momento non positivo, mi è tornato il sorriso in questo momento: ho capito quanto è bello giocare a calcio. Poi con San Siro pieno è una cosa top, e questa ora è una cosa che mi dà fastidio: un anno senza tifosi non è facile. Se ci fossero stati i tifosi quest’anno avremmo avuto qualche punto in più, ti danno adrenalina. Mi dispiace tanto che non ci sono, mi mancano tanto”.

Sul rapporto con i compagni più giovani: “Dentro al campo siamo tutti uguali, abbiamo gli stessi obiettivi, però poi ognuno lo tratti in modo diverso. Il mio lavoro è quello di stimolare tutti. Quando non sono in Italia e non sono come la squadra devo dire che mi mancano tanto, come mi mancano tutti i miei figli in Svezia; invece quando sono fuori dall’Italia mi mancano 25 figli”. Si vedrebbe in rossonero dopo la carriera di calciatore? “Adesso sono molto concentrato sulle mie responsabilità – ha risposto il centravanti del Diavolo -, in campo e fuori. Una cosa alla volta, quello che succederà dopo non lo so. Questa doveva essere un’avventura di soli sei mesi e invece ora siamo già con un anno in più. Fammi fare prima questo e poi parliamo della seconda fase della mia vita. Se mi chiedessero di fare l’allenatore? Non posso dire si o no, perché se dico sì lo faccio per parola da gentleman. Essere allenatore non è facile, perché è più stressante dell’essere calciatore perché devi trasformare tutte le tue informazioni su altri e loro devono fare quello che dici te. Ma non si sa mai eh…”.

A proposito del rapporto con Pioli: “Quello che abbiamo passato l’anno scorso non è stato facile. Ogni partita Pioli mi diceva ‘Ibra, fai il bravo’ e io facevo il cattivo, alla partita successiva ‘Ibra, fai il cattivo’ e lui faceva il bravo, però comandava lui quando voleva… Facevamo questi giochi. All’inizio non conosci le persone, ma sin dal primo giorno è stato molto facile con lui. Pioli ha la mentalità giusta, ogni giorno ha quest’energia che trasmette a tutti, vuole il massimo dalla squadra. Mi chiama al mattino e mi chiede: ‘Dove sei, io sto già lavorando’. Mi sfida così”. Oggi Ibrahimovic si sente maggiormente prima punta: “Sto adattando il mio gioco per aiutare la squadra nel miglior modo possibile. Non posso giocare come 10 o 5 anni fa, perché il fisico e lo stile di gioco cambiano”.

Il doppio test al cospetto del Manchester United ha fornito consapevolezza: “Abbiamo dimostrato di poter lottare contro queste grandi squadre – ha detto Ibrahimovic – , in due partite abbiamo dimostrato di essere più forti in quel momento di loro e di meritare di più. Queste partite servono perché ti danno valore in quel che fai: il campionato serve perché ti porta in Europa, l’Europa League serviva per far capire alla squadra per cosa giochiamo. Poi se c’è la Champions meglio, è il più grande torneo che c’è ed è quello per cui stiamo lottando tutti i giorni”. Intrattenne un dialogo con Pioli dopo la sostituzione in Milan-Bologna della scorsa estate: “Quella volta parlai io prima e poi lui, il giorno dopo al contrario. Ma è normale: quando ti senti bene e stai bene vuoi giocare il più possibile, ma Pioli mi vuole proteggere e salvarmi per la prossima partita. Non so se è un mio problema, ma la mia mentalità di essere lì fino alla fine, di dare il massimo perché se do il massimo so che i miei colleghi faranno uguale: con l’adrenalina che hai non sei mai soddisfatto fino alla fine”.

Durante il recente periodo passato con la Svezia chiamava sempre a Milanello: “Dopo 5 anni senza Nazionale mi mancava Milanello e i miei compagni. Mi mancava, non ero abituato. L’atmosfera in squadra è top, si parla dentro e fuori dal campo. Il segreto di questa squadra è l’atmosfera”. Persino lo chef ufficiale del Milan gli ha dedicato un messaggio, dandogli del ‘cane da tartufo’: “Miki è un grande chef, sono l’unico che lo attacca quando la pasta non è buona. Mi hanno detto che lui non sarebbe stato presente prima del derby, ma io ho chiamato Galliani e Miki è riuscito a venire; abbiamo poi vinto il derby. È una persona importante per noi, conosce tanti campioni della storia del Milan, ha tanta energia ed è una grande persona”.

Infine, se c’entri la sua grande mentalità sulla permanenza al Milan, Ibrahimovic ha così risposto: “Sento che ho tanta responsabilità anche nei momenti in cui sembra facile. Hai così tanta emozione per il gioco, adrenalina del momento, che se i miei compagni mi vedono correre un po’ di più loro lo faranno al doppio, se posso fare cose che normalmente non faccio le faranno anche i miei colleghi. Ma loro servono più a me che più io a loro. Poi in partita vuoi vincere, perché quando vinci stai bene. Tutto, però, inizia dall’allenamento ed è ciò che ho portato io in questo gruppo: in allenamento quando giochiamo, giochiamo per vincere. Chi gioca contro di me sa che voglio vincere e poi si trasporta in partita ciò che si è imparato in allenamento. Solo che in partita non puoi sbagliare come in settimana, però è per questo che ci alleniamo, per imparare dagli errori che facciamo per non ripeterli in partita ufficiale. Quando vinci c’è un feeling top, si copre tutti gli errori e i problemi con la vittoria. Mi piace vincere, non so se l’ho imparato o è dentro di me, però mi piace e mi sento bene. Tutti i giorni deve essere così”.

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ultimo aggiornamento: 23-04-2021


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